ORDINANZA PER LA REGOLAMENTAZIONE DELLA COMBUSTIONE DEL MATERIALE AGRICOLO

La pratica dello smaltimento dei rifiuti agricoli, come i residui di sfalci, potature o ripuliture, sebbene consueta e accettata da tutti, non era finora mai stata regolamentata. Anzi, la direttiva europea n. 2008/98/CE stabilisce che “la combustione sul campo dei residui vegetali derivanti da lavorazione agricola e forestale si configura come illecito smaltimento di rifiuti, sanzionabile penalmente”; allo stesso modo l’articolo 185 del D.Lgs. 152/2006 vieta questa procedura, in quanto considerati rifiuti speciali.

La norma in vigore fino ad oggi, danneggiava oltremodo gli operatori del settore perché, se da una parte vietava determinate pratiche agricole, dall’altro non individuava strumenti idonei per risolvere in alcune circostanze lo smaltimento dei residui vegetali, ovviando anche al problema del conseguente possibile aumento dei costi di produzione per le aziende interessate. Il legislatore, recependo le sollecitazioni delle organizzazioni agricole, in particolare degli operatori delle piccole aziende agricole a conduzione familiare, relativamente all’abbruciamento dei residui vegetali, con il decreto Legge n. 91/2014, pubblicato GU Serie Generale n.144 del 24-6-2014 ed in vigore dal giorno successivo, ha provveduto a redigere una modifica normativa volta a prevedere, in casi particolari, una deroga al D.Lgs. 152/06 affinché i Comuni possano con proprie ordinanze individuare le aree e i periodi in cui è consentito effettuare la bruciatura dei residui vegetali nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente in materia di inquinamento atmosferico e salvaguardia della salute umana.

Per questo motivo la nostra amministrazione ha immediatamente provveduto a disporre una nuova ordinanza in questa materia, i cui punti cardine sono i seguenti.

Su tutto il territorio del Comune di Santo Stefano Belbo è consentita la combustione del materiale agricolo e forestale derivante da sfalci, potature o ripuliture in loco secondo le seguenti disposizioni:

le operazioni devono essere condotte nel medesimo luogo di produzione dei residui vegetali;

la quantità massima è posta pari a tre metri steri (cioè tre metri cubi comprensivi dei “vuoti”) per ogni ettaro (10.000 metri quadri di terreno) al giorno;

la combustione non può mai essere effettuata:

nel centro abitato;

all’interno di boschi come definiti dalla L. R. n. 4 del 10.02.2009

deve essere osservata la distanza di sicurezza dai circostanti edifici di terzi, che non deve mai essere inferiore a 25 m dagli stessi;

il periodo ammesso va dal 1 ottobre al 30 aprile compresi (nonché il 4 agosto in occasione dell’evento pavesiano della Luna e i falò con le modalità e gli orari che saranno disciplinati in apposito provvedimento), fatti salvi i divieti stabiliti dalla Regione Piemonte in caso di determinazione dello stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi;

l’orario consentito è dalle ore 8.00 alle ore 20.00, restando inteso che entro l’orario limite delle 20.00 non solo le braci e le fiamme dovranno essere completamente spente, ma non dovrà più sollevarsi fumo dai cumuli, in alcuna misura;

la persona che accende il fuoco deve vigilare sullo stesso secondo i canoni dell’ordinaria diligenza e assistere egli stesso o tramite persona di fiducia all’abbruciamento fino al completo spegnimento;

In estrema sintesi, grazie a questa ordinanza sarà possibile bruciare sterpaglie e fascine dal 1 ottobre al 30 aprile, dalle ore 08.00 alle ore 20.00 per una quantità di 3 metri steri a ettaro al giorno. Una buona conquista, che non solo favorisce gli imprenditori agricoli, ma permette anche di non perdere una così bella tradizione che affascina i turisti e che ci ha contribuito a renderci famosi in tutto il mondo attraverso i libri di Cesare Pavese.

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